Emoglobina glicata: cosa è, come si misura e perché è importante osservarla
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In fase di analisi del sangue e di controllo della glicemia, spesso si sente nominare l'emoglobina glicata, indicata anche con la sigla HbA1c. È un parametro molto importante, soprattutto per chi ha il diabete o presenta alterazioni della glicemia, ma può essere utile conoscerla anche in un'ottica di prevenzione.

A differenza della glicemia, che ci dice quanto zucchero è presente nel sangue in un determinato momento, l'emoglobina glicata ci offre una sorta di "fotografia a lungo termine" dell'andamento della glicemia.

Che cos'è l'emoglobina glicata?

L'emoglobina è una proteina presente nei globuli rossi e ha il compito fondamentale di trasportare l'ossigeno dai polmoni ai tessuti.

Nel sangue è però presente anche il glucosio. Una piccola parte di questo glucosio si lega spontaneamente all'emoglobina: quando questo avviene, si forma l'emoglobina glicata.

Più a lungo la glicemia rimane elevata, maggiore sarà la quantità di emoglobina che si lega al glucosio e, di conseguenza, più alto sarà il valore dell'HbA1c.

Questo è il motivo per cui l'emoglobina glicata è così interessante: non racconta semplicemente cosa sta succedendo oggi, ma ci dà informazioni sull'esposizione media dell'organismo al glucosio nelle settimane e nei mesi precedenti.

In genere, il risultato riflette soprattutto l'andamento della glicemia degli ultimi 2-3 mesi, con una maggiore influenza delle settimane più recenti.

Come si misura?

La misurazione dell'emoglobina glicata viene effettuata attraverso un semplice prelievo di sangue venoso.

Il campione viene analizzato in laboratorio e il risultato può essere espresso in percentuale, secondo il sistema utilizzato nel referto, oppure in mmol/mol secondo lo standard internazionale IFCC.

Un aspetto molto pratico è che, a differenza della glicemia a digiuno, per la misurazione dell'HbA1c generalmente non è necessario essere a digiuno.

Naturalmente, quando si eseguono contemporaneamente altri esami del sangue, il laboratorio o il medico possono fornire indicazioni specifiche sulla preparazione.

Cosa ci dice realmente questo valore?

Immaginiamo di misurare la glicemia una mattina e di trovare un valore nella norma. È certamente un'informazione utile, ma rappresenta soltanto quella specifica situazione.

La glicemia, infatti, può cambiare durante la giornata in funzione di diversi fattori: alimentazione, attività fisica, stress, farmaci, malattie intercorrenti e molti altri.

L'emoglobina glicata ha invece un comportamento diverso. Proprio perché è legata alla vita dei globuli rossi, permette di valutare l'andamento medio della glicemia nel tempo.

Per questo motivo viene utilizzata sia per contribuire alla diagnosi delle alterazioni del metabolismo glucidico, quando appropriato, sia soprattutto per il monitoraggio delle persone con diabete.

Perché è importante osservarla?

Il controllo dell'HbA1c è importante perché una glicemia cronicamente elevata può, nel tempo, aumentare il rischio di sviluppare complicanze del diabete.

Non dobbiamo però considerare l'emoglobina glicata come un semplice "voto" dell'alimentazione o dello stile di vita. È un parametro clinico che deve essere interpretato nel contesto della persona.

Un valore elevato può indicare che, nel periodo precedente al prelievo, la glicemia è stata mediamente più alta del desiderabile. In una persona già diabetica, il dato può aiutare il medico a capire se il controllo metabolico è adeguato e, quando necessario, se il percorso terapeutico debba essere rivalutato.

L'obiettivo, tuttavia, non è avere necessariamente il valore più basso possibile. Il valore considerato appropriato dipende dall'età, dal tipo di diabete, dalle terapie, dalle condizioni generali di salute e dal rischio di ipoglicemia, tra gli altri fattori.

HbA1c e glicemia: non sono la stessa cosa

Uno degli errori più comuni è pensare che glicemia ed emoglobina glicata siano due modi diversi di misurare esattamente la stessa cosa.

In realtà forniscono informazioni complementari.

La glicemia indica la concentrazione di glucosio presente nel sangue in quel preciso momento.

L'emoglobina glicata, invece, permette di valutare quanto il glucosio sia rimasto mediamente elevato nel corso di un periodo più lungo.

Per questo può capitare, ad esempio, di avere una glicemia a digiuno apparentemente buona e contemporaneamente un'HbA1c più alta del previsto. In questi casi è importante non fermarsi a un singolo numero, ma cercare di capire insieme al medico cosa sta succedendo nell'arco della giornata.

Quali sono i valori di riferimento?

L'interpretazione dell'HbA1c deve essere fatta utilizzando i criteri diagnostici adottati dal proprio medico e dal laboratorio. In generale, negli adulti, le principali soglie diagnostiche utilizzate internazionalmente sono:

  • inferiore al 5,7%: generalmente considerato nell'intervallo normale;
  • 5,7-6,4%: intervallo compatibile con prediabete;
  • ≥ 6,5%: valore compatibile con diabete, che deve essere interpretato e, in determinate circostanze, confermato secondo le indicazioni cliniche.

Queste soglie non devono essere utilizzate per fare una diagnosi autonomamente. Un risultato di laboratorio va sempre valutato insieme alla storia clinica, agli eventuali sintomi e agli altri esami.

Per una persona con diabete, inoltre, il cosiddetto "valore obiettivo" non è necessariamente uguale per tutti.

Quando il risultato può essere meno affidabile?

C'è un altro aspetto che ritengo importante sottolineare: l'emoglobina glicata è un esame estremamente utile, ma non è infallibile.

Poiché il valore dipende dalla vita e dal ricambio dei globuli rossi, alcune condizioni possono alterarne l'attendibilità. Tra queste rientrano alcune forme di anemia, emoglobinopatie, recenti perdite di sangue o trasfusioni e alcune situazioni che modificano la sopravvivenza dei globuli rossi.

Anche alcune varianti dell'emoglobina possono interferire con determinati metodi analitici.

Ecco perché, quando il risultato dell'HbA1c non sembra coerente con le glicemie misurate o con il quadro clinico, è importante parlarne con il medico anziché interpretare quel numero in modo isolato.

Un numero, ma soprattutto una storia

L'aspetto più importante da ricordare è che l'emoglobina glicata non va letta come un numero isolato.

Un singolo risultato può essere utile, ma confrontare i valori nel tempo può essere ancora più informativo. Vedere, ad esempio, che l'HbA1c sta progressivamente aumentando può rappresentare un segnale che merita attenzione, anche prima che compaiano sintomi evidenti.

Allo stesso modo, una riduzione nel tempo può indicare un miglioramento del controllo glicemico, sempre tenendo conto delle caratteristiche individuali e delle eventuali terapie.

In altre parole, l'HbA1c ci permette di trasformare una serie di variazioni della glicemia in una visione più ampia dell'equilibrio metabolico.

L'emoglobina glicata è uno degli esami più utili per comprendere l'andamento della glicemia nel medio periodo. Si misura attraverso un normale prelievo di sangue in gran parte dei casi non richiede il digiuno.

La sua vera forza è proprio questa: non fotografa soltanto il momento del prelievo, ma ci racconta come è stata mediamente la glicemia negli ultimi mesi.

Osservarla con regolarità, quando indicato dal medico, permette di individuare eventuali alterazioni, monitorare il diabete e valutare nel tempo l'efficacia del percorso terapeutico.

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